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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

Storia

L'antico paese di Martis nasce nei pressi di aree di rilevante interesse storico e archeologico, della cui testimonianza restano importanti segni e documenti che attendono in larga misura di essere studiati ed interpretati. I reperti, i resti e gli scritti, numerosi e diversificati, sono tali da abbracciare una parte consistente della storia umana.

I materiali litici di Pantallinu (Perfugas), Sa Coa de Sa Multa (Laerru) e Serra Preideru (Martis) risultano essere a tutt'oggi i soli ritrovamenti ascrivibili al Paleolitico medio-inferiore della Sardegna, databili fra 120.000 e 500.000 anni fa. Si tratta di utensili come raschiatoi e grattatoi scheggiati dagli uomini preistorici nella selce, una roccia durissima assai diffusa nella regione anglonese proveniente dagli strati sedimentari del lacustre miocenico.

Ad un periodo molto più recente risalgono i reperti, ritrovati in quantità importanti soprattutto alle falde di Monte Franco costituiti da utensili ceramici o in pietra silicea lavorata, fabbricati da uomini del Neolitico vissuti in questa regione intorno a 6000 anni fa.

Sul territorio si elevano 12 nuraghi alcuni dei quali in precario stato di conservazione, distribuiti in particolare lungo l'altipiano che borda la valle di Badde Traes, sui rilievi di Monte Franco e Monte Seine e nel settore sud-orientale del territorio comunale (Murrone e Spinalva), al confine con i Comuni di Chiaramonti e Perfugas.
Meritano di essere menzionati il nuraghe Sas Molas, un monotorre dalla caratteristica alternanza cromatica dei filari di trachite rossa e di calcare bianco e il nuraghe Monte Franco che domina dall'alto dell' omonimo colle una area vastissima che offre uno splendido panorama.

Così come attestato dallo stesso nome del paese che sembra suggerire un chiaro riferimento al dio romano Marte, e alla probabile presenza di un piccolo tempietto a lui dedicato (Fanum Martis), lo stanziamento umano su queste terre è proseguito poi ininterrottamente nel tempo, lasciando sempre, dietro di sè, vestigia importanti. La presenza in loco di legioni romane è attestata dal ritrovamento in località Sa Balza di una epigrafe in calcare con iscrizione deprecatoria dedicata all'imperatore Massimino.

Il centro storico del paese mostra tuttora pregevoli testimonianze di architettura civile, con palazzine abbellite da cornicioni con pregevoli modanature, balconcini in ferro battuto, maestosi portali,ed eleganti e tipiche altane. Come in altri paesi della Sardegna, a Martis è facile osservare caratteristiche porte e finestre contornate con eleganti mostre lapidee che impreziosiscono prospetti solitamente semplici. Gli architravi in calcare, spesso riutilizzati, sono in gran parte opera dei picapedrers di scuola catalana, (XVI-XVII sec.) ben riconoscibili dal tipico arco inflesso, accompagnato o alternato da simboli religiosi e floreali. In altri architravi troviamo rappresentazioni antropomorfe affiancate da clipei con figurazioni araldiche o simboliche.

Narra la leggenda che Martis sia stato fondato dai superstiti di una guerra tra due villaggi vicini:uno situato su Monte Franco, detto Tathari e l'altro denominato Marte. La guerra scoppiò, secondo la fantasia popolare, in seguito al rapimento della principessa di Tathari, Bolentina che, disonorata dal principe del villaggio di Marte, si suicidò. Un gruppo di uomini, donne e bambini si era rifugiato in uno degli ultimi boschi impenetrabili. Scappava da inseguitori, che avevano il volto massacrato da bestie e da demoni. Erano alti il doppio degli indigeni ed erano armati di clave e assalivano senza dire parola. Nascosto nella macchia del sottobosco, il gruppo dei vinti aspettava con terrore l'alba, quando gli apparve una figura di amazzone, che si muoveva dentro un alone di luce. Disse loro di nascondersi sugli alberi, il più alto possibile, e di non avere paura, perché sarebbero successe cose strane. Gli uomini scelsero le querce più grandi e si collocarono nei punti più alti. Prima dell'alba arrivarono gli uomini mascherati, silenziosi e lanciando pietre tra i rami. I più vecchi avevano dei tizzoni accesi. In brevissimo tempo il bosco cominciò a bruciare. Ma in quel momento accaddero due fatti strani: si levò un vento forte, che, soffiando rasoterra, investì i mascherati: le querce cominciarono a scricchiolare e a pietrificarsi. Quando il bosco si fu pietrificato tutto, i rami più bassi si spezzarono e, travolti dalla bufera andarono a colpire gli uomini mascherati. Essi persero la maschera e si vide che non avevano testa. Cominciarono a fuggire, finché non arrivarono ad un fiume, che li trascinò via. A mezzogiorno gli uomini rividero la bella amazzone che, nel suo alone di luce li salutava con la mano.

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