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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

Lineamenti geologici e aspetti del paesaggio

Pur essendo una terra di grande stabilità, la Sardegna ha subito, nel corso dei tempi, notevolissime vicissitudini geologiche. Trascurando le vicende legate a tempi più remoti e soffermandoci all'era Terziaria, vediamo che è allora che l'isola raggiunse l'odierna fisionomia strutturale, a conclusione di straordinari fenomeni geodinamici. Questi determinarono l'apertura dei mari Ligure e Tirreno e il distacco dal continente europeo, conclusosi con una rotazione di tutta la zolla Corso-Sarda fino al raggiungimento della posizione attuale. Da allora altri imponenti fenomeni geologici hanno via via modificato la fisionomia dell'isola: grandiose manifestazioni vulcaniche e soprattutto invasioni del mare sulla terra ferma e i successivi arretramenti, legati a bilanciamenti di natura isostatica e all'alternarsi di periodi glaciali e temperati.

Nell'Anglona, di cui il territorio di Martis costituisce una piccola porzione, l'insieme di questi fenomeni ha imposto un complesso strutturale costituito da effusioni vulcaniche e da importanti sedimenti lacustri ai quali si sono sovrapposte le formazioni marine terminali.

Le rocce più diffuse della regione risultano quindi essere le andesiti, le ignimbriti e le cineriti tra le vulcaniche; i sabbioni silicei, le marne e i calcari fossiliferi tra quelle marine. In tutto il territorio tra Chiaramonti, Perfugas e Bulzi affiora infine la cosiddetta formazione lacustre che, contemporanea probabilmente ai sedimenti cineritici, ingloba accanto alle potenti liste di selce i grandiosi resti della foresta miocenica.

La rete idrografica, scorrendo fra rilievi calcarei dal profilo a meseta come Monte Franco e Monte Seine e valli sospese testimoni di una antica linea paleogeografica, ha modellato i lineamenti morfologici della regione costruendo una serie di vallecole con versanti inclinati a forte pendenza.

Il piccolo paese di Martis, che si trova al centro dell'Anglona ed ha un territorio comunale di appena 22 Kmq modellato in rilievi collinari piuttosto dolci con valli profonde incise in rocce di tipo vulcanico e sedimentario, conserva tuttora delle zone di grande interesse paesaggistico ed ambientale. Come, ad esempio, la profonda gola di Badde Traes, scavata dal Rio Masino (noto anche come Rio Iscaneddu) nelle andesiti oligo-mioceniche, unica valle della regione i cui versanti si ergono a strapiombo sull'alveo del torrente. Lungo queste alte pareti, che raggiungono anche un centinaio di metri di dislivello, sono evidenti le nicchie concave prodotte dal distacco di alcune frane di crollo dovute all'azione erosiva degli agenti atmosferici sulla roccia. Le sponde di questa forra, colorate dal rosso delle trachiti e dal verde della vegetazione, incorniciano il sinuoso corso del torrente in un quadro naturalistico di notevole suggestione. Un gradino di una quindicina di metri in località Triulintas, a valle della confluenza del Rio Pontisella nel Rio Masino, origina una cascata che contribuisce ad esaltare la bellezza dell'intera vallata.

Il Miocene in Sardegna

Il Miocene, periodo preterminale dell'era terziaria compreso tra l'Oligocene e il Pliocene, ha avuto una durata di circa 18 Ma che va all'incirca da 23 a 5 milioni di anni fa; un'inezia rispetto alla lunghissima vita della Terra, ma un'eternità se paragonata al breve calendario delle vicissitudini umane, contrassegnato peraltro da un'infinità di eventi geologici e biologici fondamentali nell'evoluzione del pianeta intero. Il sollevamento delle Alpi, ingressioni e regressioni marine, una forte attività vulcanica sono alcune delle più importanti manifestazioni che hanno caratterizzato il periodo.

Per quanto riguarda la Sardegna poi, esso assume una importanza eccezionale perché è molto probabile che durante il Miocene si sia conclusa la rotazione dell'isola nel Mar Mediterraneo, cominciata con il distacco dalla microzolla dal continente europeo. Sono infatti proprio documenti di natura paleontologica come la presenza della Valserina, fossile marino del dominio Pirenaico - Alpino, nei calcari cretacei di Capo Caccia, che attestano la provenienza europea dell'isola prima che andasse alla deriva nel Mediterraneo Occidentale. Molte sono le testimonianze fossili del Miocene in Sardegna, ma si tratta per lo più di fossili marini che ci permettono di conoscere con buona approssimazione le popolazioni dei mari interni dell'isola e la loro conformazione.

Sono assai meno numerosi i resti di animali terrestri, tra i quali emerge la recente scoperta della fauna ad Oreopiteco e Maremmia L. di Fiumesanto, riferibile al Tortoniano, che attesta come la Sardegna sia stata popolata nel Miocene da scimmie antropomorfe, antilopi, gazzelle, giraffe, coccodrilli ecc., che vivevano in un ambiente probabilmente simile a quello dei loro discendenti attuali.

Più numerose sono le testimonianze paleobotaniche legate a sedimentazioni in bacini lacustri e salmastri impostatisi in seguito alla regressione delle acque del mare, fra le quali spicca la foresta fossile dell'Anglona. Se opportunamente studiati, questi fossili potrebbero aprire uno squarcio importante nel velo confuso della conoscenza del quadro paleoecologico della Sardegna miocenica. (a cura di Piero Solinas)

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