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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

Le chiese

Il paese di Martis presenta numerose chiese: la più importante è quella di S. Pantaleo, situata al margine sud-orientale dell'abitato e risalente al XIV secolo, in stile romanico-gotico con influssi lombardi ed aragonesi. È ubicata in posizione dominante sulla valle del Rio Carrucana.

Nei primi decenni del 1900 la chiesa è stata abbandonata e il cedimento strutturale della collina su cui sorge ne ha compromesso la stabilità. Solo recentemente sono stati intrapresi degli interventi di ripristino e di mantenimento conservativo del prezioso monumento, seguiti ai lavori di consolidamento dell'intera collina. Questi interventi, restituiscono al visitatore il gioiello gotico-aragonese in tutto il suo antico splendore.
A pianta rettangolare, basilicale, divisa in tre navate da una doppia fila di pilastri a pianta cruciforme che sostengono gli archi a tutto sesto della navata centrale e gli archi a sesto acuto delle navate laterali. L'elegante facciata è dominata dal portale romanico con strombatura e il bel rosone bicromo con intreccio di archi di cerchio oggi purtroppo distrutti.
Vari interventi di restauro (ancora in atto) operati dal Ministero per i Beni Culturali hanno garantito stabilità e decoro a questo importante monumento. La cappella maggiore della chiesa ospitava la bella pala (olio su tela), del Miracolo di San Pantaleo datata 1595 del più importante pittore manierista sardo Andrea Lusso, che ora si può ammirare nella nuova chiesa parrocchiale.

Le chiese minori del paese sono: Santa Croce, San Giovanni e Il Rosario dove si può ammirare un pregevole altare ligneo, in stile barocco, recentemente restaurato. Numerosi sono i ruderi di chiese campestri dislocate nel territorio di Martis, in particolare merita attenzione la chiesetta romanica di San Leonardo del XII secolo.

Il Museo Diocesano

Su iniziativa dell'ufficio Beni Culturali della diocesi di Tempio Ampurias e per l'interessamento di alcuni gruppi di giovani dell'Anglona, si sono realizzate diverse sezioni del Museo Diocesano, nei paesi di Martis, Nulvi, Castelsardo, Tempio e Olbia. La sezione di Martis è allestita nella piccola chiesa seicentesca di S. Giovanni; si tratta di una mostra permanente il cui tema è ''Le vesti della preghiera''. Nell'esposizione, infatti, predomina una consistente collezione di paramenti liturgici (sec. XVII - XIX) quali: dalmatiche, pianete, stole, piviali, manipoli in tessuti serici dai vividi colori, arricchiti da preziosi ricami e passamanerie.

Nel museo trova spazio un'interessante dotazione di argenti sacri, corone, pissidi, patene, calici tra i quali spicca per la squisita fattura e la ricchezza di decori il calice con i simboli della passione del XVIII sec. Preziosa ed interessante è la stauroteca, reliquario della Vera Croce, composto di due parti: quella di sostegno, il piede dove appare uno stemma episcopale e la data 1631; la parte superiore cruciforme in stile barocco floreale con un'iscrizione grafica recante la data 1730. Tra le statue lignee policrome, domina il grande crocifisso seicentesco; ha braccia snodate per il rituale de s'Iscravamentu, rappresentazione sacra propria della settimana santa in cui Cristo viene deposto dalla croce. Di solenne bellezza e compostezza è la statua della Dormitio Virginis, probabilmente del XIV sec., alla quale la popolazione di Martis è particolarmente devota; ad essa è legata una leggenda che narra sia stata trovata in un canneto, sul Monte Franco, da un pastorello muto, il quale nel ritrovarla riacquistò miracolosamente la voce. Di autore ignoto e la tela della Natività del XVII sec., recentemente restaurata, dall'atmosfera vagamente ''raffaelliana''; di urgente restauro necessita invece la pala dell'altare della chiesa sezione del museo, intitolata Il battesimo di Cristo XVIII sec.

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