CONTENUTO DELLA PAGINA

CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

In Coritu et Faldeta (vestiario tradizionale martese)

La ricostruzione del vestiario tradizionale martese

Costume tradizionale di Martis

L'abito maschile

L'abito maschile è stato ricostruito tramite le testimonianze orali, dall'analisi di vecchi documenti fotografici e dal confronto con indumenti, che rivelano forti somiglianze, appartenenti a paesi vicini.

Il ''costume maschile'' ricostruito è molto sobrio ed elegante ''bianco e nero''. È confezionato con tela bianca per la camicia, velluto nero per il corpetto ed orbace per la giacca ed i calzoni.

A Martis i calzoni lunghi hanno sostituito le più antiche ragas già attorno al 1860 - 1870, come è avvenuto ad Ozieri e nei paesi circostanti. Si è preferito ricostruire questa foggia perché maggiormente documentata. Le ragas, che certamente si usavano in fasi anteriori, non possono essere ricostruite, per assenza di documenti che consentano di rifare un modello preciso nei dettagli (in quanto non si sa, ad esempio, quante erano lunghe, come erano orlate, se vi erano tasche, se erano pieghettate o increspate, ecc.).

L'abito femminile

A Martis restano, conservati gelosamente da alcune famiglie, diversi abiti femminili che risalgono alla fine del 1800 primi anni venti del 1900. Secondo alcune testimonianze questi ''costumi'' parteciparono ad alcune prime edizioni della Cavalcata Sarda, nel 1956. Si tratta di un abito che ha perso alcuni caratteri ''sardi'', influenzato com'è da modelli cittadini e borghesi. Questa foggia è presente con poche variazioni a Ozieri, Tula, Nughedu ed a Oschiri.

L'influsso della moda signorile della fine del 1800 è provato dalla scelta del nero come colore dominante e soprattutto dalla giacchetta ermeticamente chiusa sul petto, sino al collo. Certamente si può affermare che questa blusa ha sostituito un più antico insieme che evidenziava la camicia sul petto e metteva in mostra un rigido bustino. Questi insieme al bolero, erano caratterizzati da un vivace contrasto di colori.

È stato possibile ritrovare diversi indumenti del ''costume femminile più antico'', sempre conservati nelle case martesi, o elementi che, un po' trasformati, conservavano caratteri antichi. Questa veste di gala, in uso attorno al 1850 - 1870, era formata da una camicia, da un busto, un bolero, una lunga gonna, un grembiale ed un fazzoletto copricapo.

Numerosi busti sono sopravvissuti, tutti simili nel modello e nelle decorazioni. Sono di tipo rigido e all'esterno sono ricoperti di pregiati broccati floreali, passamanerie e ricami d'argento. È evidente che in origine non erano coperti da giacchette e che si ''dovevano vedere''. Il modello di questo busto risale al 1600. È stato ricostruito fedelmente un busto in broccato blu, quasi identico all'originale, per quanto hanno permesso i materiali in commercio (che hanno richiesto una accurata ricerca).

La camicia che si indossava a contatto con la pelle, sotto il busto, è stata ripresa da un antico e pregevole esemplare. È di fine tela di cotone bianco ed ha una sottogonna dello stesso materiale cucita alla vita. Ai polsi ed allo scollo presenta un particolare ricamo a rombi, di origine rinascimentale, eseguito sulla pieghettatura che riduce la stoffa. Questo ricamo è tipico delle camice barbaricine e del Goceano, ma non è assente in Logudoro (Putifigari, Ossi, Osilo, Cossoine, Thiesi).
Attorno al collo e dai polsi si trova anche una trinetta con microscopici ricami ''a punto nodo'': essi sono stati ripresi dall'antica camicia con i motivi di tralci e uccelletti che la caratterizzano. Si è preferito non riprodurre la sparato a pieghette anteriore perché rappresenta certamente un dettaglio di introduzione recente, rispetto agli altri, di origine antica della camicia.

Per il giubbetto ci si è ispirati ad alcuni vecchi boleri in terziapelo (velluto di seta a fiori). Si è scelto, tuttavia di utilizzare il velluto liscio, perché usato in fasi antiche, come mostrano diversi documenti prima di quello a fiori (che si acquisì attorno al 1870). Sono state praticate le asole per la buttonera, in consonanza con i boleri antichi del circondario (Osilo, Chiaramonti, Nulvi) e perché risultano consuete dalla documentazione.

La gonna è stata confezionata con cura, ripetendo fedelmente un esemplare antico, che presentava una stretta balza di damasco violaceo (che può essere anche di velluto nero, granato o viola). Si è dovuto eseguirla in panno anziché in orbace perché l'orbace attualmente in commercio è grossolano e non consente una fine pieghettatura. Del resto si sa che a Martis alcune donne abbienti preferivano il panno all'orbace.

L'abito è completato da un fazzoletto di seta damascata chiara (che poteva anche essere scuro); resta da appurare con maggiori ricerche se si usassero altri tipi di copricapo, come veli o scialle.

Il grembiale era l'elemento più variabile del ''costume'', a seconda dei gusti e delle possibilità economiche delle proprietarie, ma era più spesso scuro, di seta più o meno preziosa. È stato confezionato un esemplare di taffettà di seta violaceo, che compone bene con il resto degli indumenti.

I gioielli tradizionalmente usati sono la buttonera d'argento alle maniche del bolero ed i gemelli d'oro o d'argento dorato che chiudono la camicia al collo.

(a cura di Gian Mario Demartis - Soprintendenza ai Beni Archeologici per le Province di Sassari e Nuoro)

Torna all'inizio della pagina

AIUTI, SOTTOMENU DELLA PAGINA E ALTRE SEZIONI DEL SITO

Torna all'inizio della pagina